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giovedì 6 Agosto 2026
Ambientalisti: tra tensioni e voglia di rilancio

Si è acceso il dibattito a Taranto dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano che ha riaperto la strada allo spegnimento dell’area a caldo dell’ex Ilva. Un pronunciamento che ha scosso la città e riattivato la mobilitazione sotto i palazzi delle istituzioni, riportando in piazza le diverse anime del movimento ambientalista.

Ospite di Buongiorno Taranto, Massimo Ruggeri, presidente di Giustizia per Taranto, ha sottolineato che la priorità non è più il confronto interno, ma la gestione del dopo. “Vogliamo tutti la stessa cosa: pianificare la riconversione. Se non si riuscirà a cooperare al meglio, ognuno tirerà comunque nella stessa direzione, per portare la città verso nuovi orizzonti che attendiamo da anni.”

La preoccupazione principale riguarda il rischio di un “Ilva 2.0” mascherato da transizione verde. Ruggeri ha ribadito che qualsiasi ipotesi — dall’aria a freddo ai forni elettrici con DRH — deve essere verificata dal punto di vista ambientale e sanitario. “Vogliamo parlare di riconversione del territorio, non di Ilva 2.0. È poco credibile e tutto da verificare.”

Giustizia per Taranto, riunitasi in assemblea, ha rilanciato un manifesto per un patto sociale ispirato al modello tedesco della Ruhr. Cinque punti chiave: un piano partecipativo di riconversione ecologica; la salvaguardia totale dei redditi dei lavoratori attraverso fondi europei come il JTF; l’impiego diretto della forza lavoro nelle bonifiche ambientali; una legge speciale per attrarre imprese pulite; il potenziamento universitario.

La richiesta è chiara: passare dagli annunci ai fatti. L’avvio della procedura di spegnimento dell’area a caldo impone una pianificazione immediata e condivisa. Taranto non vuole una transizione apparente, ma una trasformazione reale, capace di restituire futuro, lavoro e salute alla città.

Servizio a cura di Valentina Castellaneta