Il futuro dell’area Ex Ilva entra in una nuova fase. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha presentato un piano straordinario da oltre 2 miliardi di euro che punta a reindustrializzare Taranto, diversificare la produzione e garantire la tutela occupazionale. Una strategia che vuole evitare il rischio di un’“Ilva 2.0” e aprire la strada a un modello industriale completamente nuovo.
Il piano prevede 17 progetti di impresa distribuiti in almeno otto settori strategici. Per accogliere i nuovi cantieri, il governo punta alla liberazione di quasi 1.000 ettari complessivi: 170 ettari all’interno del perimetro Ex Ilva, di cui 140 già bonificati; 450 ettari gestiti dall’Autorità di Sistema Portuale; oltre 350 ettari ricavati da aree ex militari dismesse o in via di dismissione.
In questo nuovo spazio industriale sono pronti a investire colossi come Webuild, Pirelli, Starkraft e Mermec, che vedono in Taranto un potenziale hub nazionale per innovazione e produzione.
Sul fronte siderurgico, mentre si valuta l’offerta aggiornata del gruppo indiano Shindal, prende corpo l’ipotesi di una cordata nazionale promossa da Confindustria e Federmeccanica per rilevare la produzione e garantire la fornitura delle bramme. Una soluzione che punta a mantenere in Italia la governance del settore.
Per accelerare i permessi e le procedure, il governo valuta la nomina di un commissario straordinario. La priorità dichiarata è la tutela dei lavoratori: “difendere ogni singolo posto di lavoro” è la linea guida che accompagna l’intero piano.
Taranto si trova davanti a un passaggio storico. La sfida sarà trasformare questo progetto in realtà, garantendo che la reindustrializzazione sia sostenibile, efficace e capace di generare sviluppo duraturo per la città e per tutto il territorio ionico.
Servizio a cura di Valentina Castellaneta