Un’ennesima conferma giudiziaria riaccende i riflettori sulle conseguenze dell’esposizione all’amianto all’interno delle strutture industriali e militari italiane. Il Tribunale di Lecce si è pronunciato sulla tragica scomparsa di un ex dipendente civile della Marina Militare, originario del Tarantino, deceduto a causa di un mesotelioma dopo oltre quattro decenni di attività lavorativa svolta presso l’Arsenale Militare Marittimo di Taranto.
La sentenza ha accertato in maniera netta ed inequivocabile il nesso eziologico tra la costante presenza del materiale killer all’interno dell’opificio militare e la patologia oncologica irreversibile sviluppata dall’uomo, che ne ha poi causato la morte.
La sentenza: “Pericolosità dell’amianto fatto notorio”
Un elemento chiave sottolineato all’interno del provvedimento giudiziario riguarda la consapevolezza dei rischi legati all’impiego della fibra. Come richiamato nelle motivazioni, la pericolosità dell’esposizione all’amianto per l’organismo umano costituiva un “fatto notorio”, motivo per cui la mancata adozione di adeguate misure di prevenzione e protezione individuale ha configurato una responsabilità diretta del datore di lavoro.
Alla luce di tali evidenze, il Ministero della Difesa è stato condannato a corrispondere un risarcimento complessivo di quasi 700 mila euro in favore dei tre figli del lavoratore scomparso.
Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto
La vicenda è stata resa nota dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), associazione in prima linea nella tutela delle vittime e dei loro familiari. La notizia giunge in un momento di forte attenzione sociale ed epidemiologica sul tema: l’amianto, infatti, continua a registrare picchi patologici a causa del lungo periodo di latenza delle malattie asbesto-correlate, che possono manifestarsi anche a distanza di 30-40 anni dall’esposizione.
L’episodio dell’Arsenale di Taranto ribadisce l’urgenza di non abbassare la guardia e di accelerare i processi di bonifica dei siti ancora contaminati su tutto il territorio nazionale.
Servizio a cura di Debora Notarnicola