La crisi siderurgica che sta travolgendo Taranto ora minaccia anche Genova. La sindaca Silvia Salis ha partecipato al corteo dei lavoratori di Cornigliano, definendo la possibile chiusura dello stabilimento inaccettabile.
In una comunicazione ufficiale indirizzata al ministro Adolfo Urso e ai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, Salis ha sottolineato che la contemporanea chiusura dello stabilimento sarebbe insostenibile per la comunità locale. Cornigliano, scrive, è un polo strategico con competenze avanzate e linee produttive essenziali per la filiera nazionale.
Secondo la sindaca, sospendere la produzione in un momento in cui la domanda di mercato è alta sarebbe un errore grave: un paradosso industriale che penalizzerebbe un territorio già fragile.
Per evitare il fermo, Salis propone l’acquisto di coils e bramme sul mercato internazionale, una soluzione che permetterebbe agli stabilimenti del Nord di restare operativi nonostante il blocco di Taranto.
I commissari hanno respinto l’idea, citando problemi di qualità e tempi di attesa. Una posizione contestata dalla FIOM, secondo cui materiali adeguati sono disponibili a prezzi competitivi grazie alla svalutazione del dollaro.
La vicenda Cornigliano dimostra che la crisi dell’acciaio non è locale: è nazionale, sistemica, e richiede decisioni rapide e responsabili.
Genova, oggi, chiede che la filiera non venga spezzata. Chiede che Cornigliano resti vivo.
Servizio a cura di Enzo Ferrari