Sono giorni decisivi per il futuro dello stabilimento siderurgico di Taranto e dell’intera filiera dell’acciaio italiana.
La scadenza fissata per l’8 novembre potrebbe infatti chiarire quali gruppi industriali siano realmente interessati all’acquisizione degli asset di Acciaierie d’Italia e quale modello produttivo immaginino per il sito ionico.
Al momento le proposte ritenute più concrete sarebbero quelle presentate dal gruppo indiano Jindal e dagli americani di Flax.
Resta invece più complessa la situazione della cordata italiana guidata dal presidente uscente di Federacciai Antonio Gozzi.
Le verifiche tecniche e patrimoniali svolte sugli impianti avrebbero alimentato valutazioni differenti tra le aziende coinvolte, facendo emergere ipotesi di possibili ripensamenti.
Nelle ultime ore è tornata a circolare con insistenza anche l’ipotesi di un intervento del gruppo Arvedi.
Secondo le indiscrezioni, il progetto industriale potrebbe prevedere la realizzazione di due forni elettrici e il mantenimento di una significativa quota occupazionale.
Si tratta tuttavia di scenari che attendono ancora conferme ufficiali.
Parallelamente continua il confronto politico sul definanziamento dei 720 milioni di euro destinati alla decarbonizzazione dell’ex Ilva.
Una scelta che ha alimentato forti polemiche e che viene interpretata da alcuni esponenti politici come un possibile ostacolo al processo di transizione ecologica dello stabilimento.
Dal Governo, invece, arrivano rassicurazioni sulla volontà di proseguire il percorso verso una siderurgia più sostenibile.
L’obiettivo dichiarato resta quello di favorire una produzione basata sull’utilizzo dei forni elettrici e su tecnologie a minore impatto ambientale.
Il futuro dello stabilimento continua quindi a essere sospeso tra trattative, strategie industriali e decisioni politiche.
L’8 novembre potrebbe rappresentare uno spartiacque importante per comprendere chi intende investire a Taranto, con quali risorse e con quale progetto industriale.
Per migliaia di lavoratori, per l’economia del territorio e per l’intera siderurgia nazionale, la partita che si gioca nelle prossime settimane è destinata a segnare i prossimi decenni della storia industriale italiana.
Servizio a cura di Enzo Ferrari