Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto ha scelto di celebrare la Giornata Internazionale della Donna con un percorso guidato che ha messo al centro la figura femminile nell’antichità, raccontandone la bellezza, la forza e il coraggio attraverso manufatti e reperti che ancora oggi parlano con sorprendente attualità.
A guidare le visitatrici è stata Vita Negro, assistente dell’accoglienza del Marta, che ha spiegato come la donna del periodo ellenistico a Taranto godesse di una libertà maggiore rispetto ad altre epoche, una libertà che si rifletteva nella cura del corpo, nella cosmesi e negli oggetti personali che accompagnavano la vita quotidiana.
Tra i reperti più significativi, una Lekythos raffigurante una giovane donna ammantata che si affaccia da una finestra: un gesto semplice, ma carico di simboli, che racconta la riservatezza e la timidezza imposte alle donne dell’epoca, ma anche il desiderio di affacciarsi sul mondo, di comunicare, di emanciparsi. Un messaggio che, attraverso gli occhi della fanciulla, sembra attraversare i secoli.
Il racconto ha colpito profondamente le visitatrici, che hanno riconosciuto nella condizione femminile dell’età ellenistica dinamiche purtroppo ancora presenti oggi. La vita delle donne di duemila anni fa, infatti, era segnata da ruoli domestici rigidi: la casa era il loro spazio principale, mentre la vita sociale apparteneva quasi esclusivamente agli uomini. Le donne si occupavano della famiglia, dei figli, della gestione quotidiana, spesso sposandosi giovanissime. Solo le più abbienti potevano permettersi corredi preziosi, come quelli appartenuti alla celebre donna di Canosa, probabilmente una principessa, che testimoniano quanto le differenze sociali incidessero anche sulla vita femminile.
La visita ha offerto uno sguardo intimo e potente sulla condizione delle donne nell’antichità, mostrando come la storia possa diventare uno specchio capace di riflettere ciò che siamo e ciò che ancora dobbiamo diventare. Le partecipanti hanno sottolineato quanto fosse sorprendente ritrovare, nei racconti di duemila anni fa, aspetti che ricordano le difficoltà e le disuguaglianze che molte donne vivono ancora oggi. Un’esperienza che ha unito passato e presente, invitando a riflettere sul cammino compiuto e su quello che resta da fare. Celebrare l’8 marzo, al Marta, ha significato soprattutto questo: ascoltare le voci delle donne di ieri per comprendere meglio le sfide delle donne di oggi.
Servizio a cura di Federica Pompamea