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giovedì 7 Maggio 2026
Pronto soccorso saturo: 83enne bloccato 50 ore in triage

La lunga attesa è terminata questa mattina: dopo oltre 50 ore su una barella, un uomo di 83 anni, diabetico e cardiopatico, è stato finalmente ricoverato nel reparto di Medicina Generale del Santissima Annunziata di Taranto. L’anziano era arrivato in pronto soccorso lunedì 4 maggio alle 17.30 con una diagnosi severa: sepsi e broncopatia acutizzata, condizioni che avrebbero richiesto un ricovero immediato e cure mirate.

Invece, per più di due giorni, l’unico spazio disponibile è stato un corridoio del triage. A raccontare la vicenda è la figlia, Mara Venuto, che parla di una situazione “oltre la scomodità, oltre il disagio, una questione di dignità umana”. L’uomo, non autosufficiente, sarebbe rimasto sporco nelle proprie feci per ore, con i pasti lasciati sul tavolino e non somministrati se non nella serata precedente, quando i familiari hanno potuto imboccarlo nelle brevi finestre di visita. Anche i farmaci salvavita avrebbero subito ritardi significativi.

Il paradosso clinico è evidente: nonostante la diagnosi di infezione settica, i medici non hanno potuto effettuare gli esami specifici per individuare il batterio responsabile, perché tali accertamenti sono possibili solo dopo il ricovero. Nel frattempo, l’83enne ha ricevuto una terapia antibiotica generica, una “cura d’attesa” che potrebbe non essere sufficiente.

Dal canto suo, la direzione dell’ASL di Taranto parla di un picco di bronchiti e polmoniti che ha saturato il reparto di Pneumologia. Il direttore del pronto soccorso, Peppo Turco, spiega di aver cercato un posto anche in Malattie Infettive, senza successo. “La carenza di posti letto è un problema nazionale, non solo tarantino. Noi trattiamo i pazienti come fossero nostri parenti, ma non possiamo sostituirci alla politica nel trovare soluzioni”, ha dichiarato.

La vicenda riporta al centro il tema della gestione delle emergenze, della pressione sui pronto soccorso e della tutela dei pazienti più fragili. Per l’83enne, almeno, l’incubo sembra essersi concluso. Resta aperto, però, il dibattito su come evitare che situazioni simili si ripetano.

Servizio a cura di Valentina Castellaneta