Un nuovo episodio di violenza scuote il carcere di Taranto. Un agente di polizia penitenziaria è stato aggredito da un detenuto di circa 30 anni, che pretendeva di essere avviato immediatamente al lavoro, ignorando le procedure previste dall’istituto.
Il detenuto ha sferrato un violento pugno all’occhio del poliziotto, che è stato prima medicato nell’infermeria e poi trasferito d’urgenza al pronto soccorso. L’episodio si inserisce in una serie di aggressioni che negli ultimi mesi hanno messo in evidenza una crescente tensione all’interno della struttura.
Il SAPPE – Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria ha reagito con durezza, parlando di una situazione ormai fuori controllo: gli agenti, secondo il sindacato, sarebbero diventati “carne da macello”, esposti quotidianamente a rischi senza adeguate tutele.
Il SAPPE accusa il Ministero della Giustizia e il DAP di non applicare le contromisure già previste dalla normativa, tra cui:
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l’articolo 14 bis dell’ordinamento penitenziario,
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i trasferimenti immediati nei reparti a regime ristretto per i detenuti violenti.
Il sindacato chiede con urgenza:
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dotazioni per la difesa personale (spray al peperoncino, taser),
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protocolli più rigidi per la gestione dei detenuti violenti,
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interventi strutturali per garantire la sicurezza degli operatori.
Il SAPPE ha inoltre annunciato azioni legali e denunce contro l’amministrazione penitenziaria per violazione degli obblighi di tutela dell’integrità fisica dei lavoratori.
L’aggressione di oggi conferma una situazione critica che richiede interventi immediati, risorse, formazione e strumenti adeguati. La sicurezza degli agenti e la tutela dei detenuti devono procedere insieme: è la richiesta che arriva forte e chiara dal corpo di polizia penitenziaria.
Servizio a cura di Federica Pompamea