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domenica 20 Settembre 2026
Dramma AMIU: rischia il fallimento

Un manifesto funebre, diffuso sui social e diventato virale, annuncia la “morte” dell’AMIU, oggi Kyma Ambiente. Una scelta simbolica, provocatoria, che punta a scuotere l’opinione pubblica e a richiamare l’attenzione su una crisi che non è più solo amministrativa o finanziaria, ma strutturale.

La società opera ancora con il vecchio contratto di servizio, prorogato fino a dicembre. Ad oggi, non esiste alcuna certezza sulla possibilità di avere un nuovo contratto entro fine anno. Una condizione che rende impossibile programmare investimenti, interventi, manutenzioni e persino la gestione ordinaria.

I numeri raccontano una crisi profonda:

  • 45 milioni di euro di deficit;

  • 25 milioni l’anno per il conferimento dei rifiuti in discarica;

  • 300 milioni già deliberati dal Comune a gennaio per garantire l’accesso alla discarica CISA;

  • 4,5 milioni di extra costi maturati a luglio sullo stesso conferimento.

La previsione è che entro fine anno si arrivi a un totale di 25 milioni di costi di conferimento. Una spirale che rischia di diventare insostenibile.

La crisi non riguarda solo i conti: sono 300 i dipendenti diretti e 140 gli interinali che potrebbero essere travolti da un eventuale epilogo drammatico, fino all’ipotesi del fallimento.

A rischio c’è anche la qualità del servizio di igiene urbana, fondamentale per la vivibilità della città e per la sua immagine.

Non si hanno più notizie dei due project financing per la gestione dell’inceneritore, fermo dal 2013. Non è chiaro su quale tecnologia si basino, né quali siano le prospettive di riattivazione.

La crisi di Kyma Ambiente è arrivata a un punto in cui non è più possibile rinviare. Serve un intervento politico chiaro, trasparente, tempestivo. Ne va della sorte dei lavoratori, della tenuta del servizio pubblico, e dell’idea stessa di città che Taranto vuole costruire.

Servizio a cura di Enzo Ferrari