«Tp Italia è casa». Per Nadia Calianno, dipendente nella sede tarantina di Tp Italia da ormai vent’anni, non si tratta di un’azienda né di colleghi, ma di una vera e propria famiglia.
«Ho subito trovato -ha detto Calianno- un ambiente accogliente e un lavoro che mi ha permesso di essere me stessa, formando e aiutando umanamente tutte le persone che si rivolgevano a me».
Un lavoro che va oltre la semplice assistenza del cliente come racconta anche il docufilm “Non chiamatelo call center”, prodotto da LuckyHorn Entertainment e proiettato per la prima volta al Teatro Orfeo, dove sono protagoniste le voci di chi ha avviato e vissuto il cambiamento: le cosiddette persone che lavorano nell’azienda, le stesse che attraverso rinnovamento del modo di fare impresa hanno generato un approccio umano e relazionale con il cliente basato sull’ascolto e la fiducia, che negli anni è stato capace di abbattere ogni pregiudizio, come ha raccontato la tarantina Silvia Musciacchio, che lavora nell’azienda da appena due anni.
Solo a Taranto, si è passati dai 2mila dipendenti alle 8mila persone tra familiari, associazioni e parrocchie che oggi compongono la comunità che ruota attorno a TP Italia.
Negli anni il personale, composto per oltre il 70percento da donne, è riuscito non solo a superare momenti di crisi sindacale e aziendale, ma anche diventare modello di impresa virtuosa e sostenibile ricevendo quest’anno il primo posto nella classifica Great Place to Work tra le imprese italiane. Un riconoscimento che per Luisiana Loscialpo, dipendente da circa due anni, valorizza l’impegno umano e il lavoro costante di tutta la comunità aziendale sugli aspetti relazionali con i clienti.