FREQUENZA 96.5 MHZ DAB+

venerdì 15 Maggio 2026
Cresce il disagio giovanile: "servono nuovi strumenti"

A Taranto i bisogni dei minori stanno cambiando. E cambiano in fretta. Non si parla più soltanto di disagio familiare: oggi emergono disagi esistenziali, conflittualità di coppia, dispersione scolastica, devianza minorile. Un quadro complesso che l’assessora ai Servizi Sociali Sabrina Lincesso descrive come «una trasformazione profonda delle fragilità che attraversano le famiglie della città».

Il recente omicidio di Sako Bakari, il giovane maliano aggredito e ucciso da una baby gang il 9 maggio in Città Vecchia, non è – secondo l’assessora – un episodio isolato, ma «la conseguenza di una situazione socioeducativa critica che negli anni è cresciuta sempre di più».

Oggi sono circa 2000 i minori presi in carico dal Centro di Supporto Territoriale. Un numero che da un lato fotografa un disagio giovanile radicato, dall’altro testimonia un monitoraggio costante da parte delle istituzioni. Un lavoro reso possibile dal protocollo d’intesa del 2018, che garantisce una comunicazione diretta tra servizi sociali, Tribunale dei Minori e scuole.

«Lì dove registriamo minori che necessitano di supporto, interveniamo subito» spiega Lincesso. L’obiettivo è attivare percorsi educativi, riabilitativi e di fuoriuscita dalla devianza e dalla dispersione scolastica.

Per rafforzare questo sistema, l’amministrazione ha attivato – insieme a Prefettura e Regione Puglia – il Tavolo Tecnico sulla Sicurezza, che punta a intensificare i controlli sul territorio e a progettare interventi sociali sperimentali in Città Vecchia.

Un ruolo centrale lo avrà il primo hub cittadino per il contrasto alla povertà educativa e alla devianza minorile, finanziato attraverso il Just Transition Fund. Una struttura pensata per sostenere famiglie e ragazzi in un quartiere segnato da fragilità sociali e da un contesto urbano complesso.

Entro giugno, inoltre, l’ambito di Taranto assumerà pedagogisti, psicologi ed educatori, figure fondamentali per costruire percorsi di accompagnamento e prevenzione.

«Voglio dare un segnale» conclude Lincesso. «Taranto non è una città razzista. La nostra presenza non serve a danneggiare una famiglia o un minore, ma a dare supporto. A costruire comunità. A non lasciare nessuno indietro».

Servizio a cura di Federica Pompamea