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venerdì 15 Maggio 2026
Sako Bakari: la piazza della memoria

Piazza Fontana, per l’architetto Nicola Carrino, doveva essere una serratura aperta: il simbolo delle chiavi della città consegnate idealmente a chi arriva dalla stazione attraversando il Ponte di Pietra. Ma la realtà ha ribaltato quel simbolo nel modo più tragico. Quelle chiavi, Sako Bakari, non le ha mai ricevute. Gli è stata tolta la vita.

Ieri sera, proprio lì dove tutto è accaduto, Taranto si è radunata per chiedere giustizia e memoria. Una piazza gremita: circa un migliaio di persone tra cittadini, comunità migrante, sindacati, parrocchie, scout, associazioni come Libera e Mediterranea impegnate a sostenere la famiglia nel rimpatrio della salma. Presenti anche consiglieri comunali e assessori. Una piazza piena di volti, mani, abbracci. Una piazza viva.

Eppure, in mezzo a questa folla, mancava qualcosa. Anzi, mancava qualcuno.

Nessuna traccia del sindaco Piero Bitetti. Ma soprattutto mancavano i simboli civici: niente vigili urbani in alta uniforme, niente gonfalone della città.

Quel gonfalone che, per statuto, rappresenta l’identità e la postura morale di Taranto davanti al mondo. Quel gonfalone è rimasto chiuso nei palazzi della politica. Una scelta che stride con quanto accaduto a soli 100 km di distanza: a Lecce, la sindaca Adriana Poli Bortone ha proclamato il lutto cittadino, dimostrando che una risposta istituzionale netta era non solo possibile, ma doverosa.

Resta così il paradosso: una città reale che si fa carico del dolore, e un’istituzione che si trincera dietro il silenzio.

Il gonfalone è rimasto protetto, custodito, ma privato della sua funzione più nobile: stare vicino a chi soffre.

Eppure Taranto, ieri sera, ha dimostrato un’altra volta di saper stringere quelle chiavi dell’accoglienza. Anche da sola. Anche quando chi dovrebbe rappresentarla sceglie di non esserci.

Servizio a cura di Valentina Castellaneta