Clima rovente nel Consiglio comunale monotematico dedicato alla vertenza Kyma Ambiente, la società che gestisce il servizio di igiene urbana cittadino e che oggi attraversa una delle fasi più delicate della sua storia.
Le organizzazioni sindacali sono uscite dall’incontro con l’amministrazione comunale senza rassicurazioni e con timori ancora più forti.
Secondo i rappresentanti dei lavoratori, la situazione economica appare gravissima e gli scenari possibili sembrano ormai limitarsi alla liquidazione, alla composizione negoziale della crisi o ad altre procedure concorsuali.
Una prospettiva che preoccupa fortemente i quasi 500 lavoratori coinvolti tra dipendenti diretti e personale in somministrazione.
Di fronte alle accuse, l’amministratore unico Gaetano Nacci ha respinto ogni lettura catastrofica.
Il bilancio al 31 dicembre 2025, già approvato e trasmesso al socio, evidenzia una perdita superiore ai 12 milioni di euro e un patrimonio netto negativo, ma secondo Nacci questo non significherebbe automaticamente fallimento o liquidazione.
L’obiettivo dichiarato sarebbe invece quello di avviare una procedura utile a risolvere la crisi e costruire un percorso di rilancio aziendale.
In aula il confronto politico è stato particolarmente acceso.
Il Movimento 5 Stelle ha parlato di “declino programmato” e ha attribuito precise responsabilità alle amministrazioni che hanno governato negli anni passati, contestando qualsiasi ipotesi di privatizzazione e puntando il dito contro un debito che avrebbe raggiunto livelli molto elevati.
A difendere l’azione dell’amministrazione è stato il sindaco Piero Bitetti, che ha ribadito la volontà di salvare l’azienda e i posti di lavoro.
Il primo cittadino ha ricordato come il Comune non disponga delle risorse necessarie per coprire immediatamente un’esposizione economica così pesante e ha sottolineato la necessità di individuare soluzioni sostenibili.
Al termine del confronto il Consiglio comunale ha approvato una mozione che impegna la Giunta a:
- effettuare un’operazione verità sui conti aziendali;
- difendere il modello di affidamento in house;
- salvaguardare tutti i livelli occupazionali;
- riferire in Consiglio entro 30 giorni sull’evoluzione della situazione.
Mentre la politica cerca una via tecnica per affrontare la crisi, i sindacati non arretrano.
Le procedure per lo sciopero generale sono già state avviate e la mobilitazione dei lavoratori potrebbe intensificarsi nelle prossime settimane.
La sensazione è che il futuro di Kyma Ambiente si giochi adesso. E che le prossime decisioni saranno decisive non solo per l’azienda, ma per centinaia di famiglie e per un servizio essenziale per tutta la città di Taranto.
Servizio a cura di Valentina Castellaneta