La crisi dell’ex Ilva continua a segnare profondamente la città di Taranto. I lavoratori, dopo aver ricevuto la convocazione a Palazzo Chigi per il 27 ottobre, vivono una condizione di incertezza cronica che dura da 14 anni. Una situazione che non riguarda solo il lavoro, ma la vita quotidiana: mutui, spese, famiglie allo stremo.
La testimonianza dei lavoratori è chiara:
l’inflazione è alle stelle,
il reddito è insufficiente,
la paura di perdere il lavoro è costante.
«Dormire qui la notte non è facile. Freddo, pioggia… la gente è esausta.»
I lavoratori hanno presidiato le strade, dormito all’aperto, manifestato giorno e notte. Nonostante la stanchezza, resta forte la volontà di non arrendersi: «Qualsiasi governo ha fallito. Ora dobbiamo unirci per ottenere un obiettivo.»
Per la prima volta dall’inizio della vertenza, lavoratori, sindacati, istituzioni e forze politiche hanno sottoscritto un documento comune, articolato in quattro punti:
continuità produttiva decarbonizzata,
tutela di salute e lavoro,
riconoscimento del lavoro usurante,
incentivi all’esodo.
Un testo che potrebbe diventare la base per una legge speciale per Taranto, con interventi straordinari e misure per gestire gli esuberi.
La sfiducia verso la politica è profonda: «Il governo non ha mai avuto un vero piano industriale. La magistratura non si fida più della politica. E nemmeno noi.»
Il 27 ottobre sarà un momento decisivo: «Spero che il governo si metta una mano alla coscienza e ci dia ciò che ci spetta. Viviamo di incertezze da 14 anni.»