La sentenza della Cassazione ha aperto una nuova fase per il polo siderurgico di Taranto. Con la chiusura della stagione del ciclo integrale, il confronto si concentra ora sulle possibili alternative industriali e, in particolare, sull’ipotesi di introdurre i forni elettrici.
Un tema che divide opinione pubblica, associazioni e addetti ai lavori.
Diverse associazioni ambientaliste hanno già espresso la loro opposizione, definendo il progetto una possibile evoluzione dell’attuale area a caldo e temendo che possa perpetuare criticità ambientali e sanitarie.
Per molti movimenti cittadini, la città dovrebbe invece orientarsi verso un modello economico completamente diverso rispetto a quello siderurgico.
Di segno opposto la posizione del professor Giorgio Assennato, già direttore generale di ARPA Puglia.
Intervenuto durante la trasmissione Rosso di Sera, Assennato ha sostenuto che i forni elettrici rappresentano una tecnologia radicalmente diversa rispetto al ciclo integrale.
Secondo il professore, impianti di questo tipo operano da anni in numerose aree industriali italiane senza determinare impatti significativi sulla salute delle popolazioni o sull’ambiente circostante.
Assennato individua una precisa responsabilità politica nella mancata trasformazione dello stabilimento.
Secondo la sua ricostruzione, il progetto elaborato dall’ex commissario Enrico Bondi prevedeva già una riconversione basata sui forni elettrici e su una profonda riqualificazione ambientale del sito.
La successiva interruzione di quel percorso avrebbe contribuito ad aggravare la situazione che oggi si presenta davanti a istituzioni e lavoratori.
Il futuro dell’ex Ilva resta comunque tutto da definire.
Tra le ipotesi attualmente in discussione ci sono:
- la realizzazione di una filiera basata sui forni elettrici;
- il mantenimento della sola area a freddo;
- nuove forme di produzione siderurgica più sostenibili;
- una ridefinizione complessiva dell’assetto industriale del sito.
Qualunque scelta dovrà necessariamente confrontarsi con il tema del lavoro.
Migliaia di lavoratori attendono risposte su occupazione, investimenti e prospettive industriali in un momento che appare decisivo non solo per Taranto, ma per l’intera siderurgia italiana.
La sentenza della Cassazione ha chiuso un capitolo. Ora si apre quello più difficile: decidere quale industria costruire dopo il ciclo integrale.
Servizio a cura di Enzo Ferrari