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giovedì 30 Aprile 2026
“Io resto”: la lezione dei giovani che credono ancora in Taranto

«Io sono dell’opinione di restare. Siamo noi il futuro e dobbiamo impegnarci per migliorare la situazione.» La voce di Miriam, una delle studentesse coinvolte nel laboratorio d’impresa Taranto Che resta, risuona come un messaggio semplice ma potentissimo. Un invito a credere nella propria terra, nonostante tutto.

E “nonostante tutto” non è un’espressione casuale. Secondo una ricerca scientifica condotta dall’Università di Bari su un campione di 334 studenti di dieci istituti superiori della provincia, solo il 7% dei giovani immagina il proprio futuro a Taranto. Un dato che si inserisce in un quadro ancora più complesso: – il 34,6% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora, il valore più alto d’Italia – la disoccupazione giovanile raggiunge il 48,7%, quasi un giovane su due

Numeri che spiegano la voglia di partire, di cercare altrove opportunità che qui sembrano mancare. Ma la stessa indagine rivela un elemento decisivo: quasi il 70% dei giovani resterebbe a Taranto se ci fossero condizioni favorevoli. Non è una fuga senza ritorno: è una richiesta di futuro.

Ed è proprio su questo che lavora il progetto Taranto‑Cheresta, promosso da Confcommercio e Camera di Commercio, che accompagna gli studenti in un percorso di avvicinamento all’autoimprenditorialità. «Cerchiamo di creare condizioni diverse» spiega il direttore di Confcommercio, Tullio Mancino. «Li mettiamo in contatto con giovani imprenditori che ce l’hanno fatta, presentiamo le misure per lo start‑up e li guidiamo in un’esperienza di incubazione per trasformare le idee in progetti concreti».

Il laboratorio non è solo formazione: è ispirazione. Gli studenti incontrano chi ha costruito un’impresa a Taranto puntando proprio sui giovani. «Determinazione e convinzione sono la chiave» racconta uno dei giovani imprenditori coinvolti. «Quando sai cosa vuoi dare alla città, nessun progetto è troppo difficile da avviare».

Eppure la spinta a partire resta forte. «È meglio partire per arricchire il proprio bagaglio» dice uno studente. «Restare significa rischiare di non esprimere le proprie potenzialità». Una riflessione che non contraddice la volontà di tornare: partire per crescere, restare per costruire.

Il progetto Taranto Che resta prova a colmare proprio questo divario: trasformare la voglia di futuro in opportunità reali, far vedere ai ragazzi che esiste un percorso possibile anche qui, nella loro città.

Perché Taranto ha bisogno dei suoi giovani. E i giovani hanno bisogno di credere che restare può essere una scelta, non un sacrificio.

Servizio a cura di Enzo Ferrari