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martedì 19 Maggio 2026
AMIU rischio crack?

La crisi di AMIU Taranto, la società in house che gestisce l’igiene urbana per conto del Comune, è arrivata a un punto critico. Un debito che supera i 40 milioni di euro, un contratto di servizio in proroga da anni e una situazione finanziaria che, secondo la Funzione Pubblica CGIL, potrebbe precipitare da un momento all’altro.

A lanciare l’allarme è Cosimo Sardelli, intervenuto ai nostri microfoni per fare chiarezza sullo stato dell’azienda. Il quadro che descrive è tutt’altro che rassicurante: «Il rischio che AMIU fallisca è molto concreto. E più passa il tempo senza decisioni, più questo rischio aumenta.»

Sardelli ricorda che già un mese fa i sindacati sono stati ascoltati dalla Commissione regionale Gestione Ciclo dei Rifiuti, indicando due leve fondamentali per un possibile risanamento: – la messa a reddito dell’impiantistica, attraverso la modifica dell’AIA, competenza regionale; – il nuovo contratto di servizio tra Comune e AMIU, documento che stabilisce cosa deve fare l’azienda e quanto il Comune deve pagarla.

Ma proprio il contratto di servizio è il nodo più critico: promesso entro aprile, non è ancora arrivato. E tutto lascia pensare a una nuova proroga fino a dicembre. «Un messaggio devastante per creditori, lavoratori e città», commenta Sardelli.

Il rischio, infatti, non è solo economico. Senza un piano di risanamento e senza alcuna procedura legale attivata – né concordato preventivo né composizione negoziata – AMIU è esposta: qualsiasi creditore potrebbe chiedere il fallimento. E questo avrebbe conseguenze pesantissime: – debiti da ripianare, inevitabilmente a carico della collettività; – crisi occupazionale, con 250–300 dipendenti diretti e circa 150 interinali, la forma più estrema di precariato, ancora in bilico dal 2020; – crollo della qualità del servizio, in un momento in cui Taranto si prepara ai Giochi del Mediterraneo 2026.

Sardelli chiede un’“operazione verità”: basta annunci, servono atti concreti, una strategia chiara e un piano credibile per il futuro del ciclo dei rifiuti. Perché il tempo, questa volta, non è un fattore neutro: ogni giorno che passa aumenta il rischio che AMIU non riesca più a rialzarsi.