Manca poco meno di un mese al Medimex 2025 ma già iniziano a trapelare notizie appetitose. Dopo la conferma dei grandi nomi che calcheranno il palco della Rotonda del Lungomare Massive Attack, Primal Scream e St. Vincent, torna anche il mapping sul Castello Aragonese che, dal 19 al 21 giugno, ripercorre la storia della manifestazione e celebra pace e libertà e, soprattutto, la mostra al MArTA il museo archeologico nazionale, che quest’anno ospiterà la mostra «Amy Winehouse before Frank by Charles Moriarty», dal 17 giugno al 6 luglio.
50 fotografie di una Winehouse ai suoi esordi, una ragazza che presto sarebbe diventata una star mondiale grazie alla sua voce potente e ai suoi testi. Fu Moriarty il primo a fissare sulla pellicola il tratto di eyeliner alla Cleopatra, l’iconica acconciatura, gli abiti inconfondibilmente primi anni del 2000, elementi apparentemente naturali che sembrano far parte di Amy da sempre e che invece sono stati scelti proprio in quel periodo.
Una sorta di ricordo della ragazza Amy, ebrea del nord di Londra, nata a Southgate e cresciuta a Camden con il sogno in tasca di fare grande musica e di diventare la grande icona della musica. Infondo è questo che fanno le foto fissano un momento. E queste raccontano una giovane donna che si apprestava a raggiungere l’apice della sua carriera, fatta di alti, che l’hanno resa eterna, e di bassi che l’avrebbero uccisa.
Immagini scattate dall’amico e fotografo britannico Charles Moriarty, che martedì 17 giugno parteciperà all’inaugurazione della mostra per un incontro pubblico. Un modo per contrastare la narrazione distruttiva della stampa, soprattutto quella britannica, che l’ha dipinta come una rock star rovinata dall’uso di sostanze stupefacenti e alcol.
Sono scatti realizzati in due giornate una a Londra e una New York, in quello che fu un periodo cruciale della vita, anche professionale, di Amy Winehouse, che il fotografo chiama affettuosamente “Before Frank”, prima quindi dell’album di esordio del 2003.
Sono scatti appositamente selezionati per dialogare con l’esposizione permanente del museo e, soprattutto, con la mostra Penelope, dedicata all’eroina omerica, a cura di Alessandra Sarchi e Claudio Franzoni ospitata nelle sale attigue sino al 6 luglio.
«On the road compilation, Projection Mapping Show» è, invece, il nome dell’opera originale di Roberto Santoro e Blending Pixels realizzata per il Medimex, che quest’anno ripercorre la storia della manifestazione e celebra pace e libertà.
Il video mapping che sarà proiettato sulla facciata del Castello Aragonese, intende evocare la strada che ha percorso la manifestazione, richiamando le tappe più recenti, e diventare un’estensione del messaggio di pace e di unione che la musica veicola. Un po’ come lo spirito Medimex e la convinzione che la musica può ridestare gli animi e le coscienze.