Entra nella fase operativa il percorso partecipativo dedicato al Mar Piccolo, uno dei luoghi più simbolici e identitari della città di Taranto. Un laboratorio di confronto che riunisce stakeholder, istituzioni, associazioni e mondo accademico, chiamati a presentare progetti di tutela, sviluppo e valorizzazione del bacino.
A fare il punto è il professore Nicola Fortunato del Dipartimento Ionico dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, che evidenzia come Taranto stia vivendo un momento unico: «Abbiamo una quantità di iniziative e di fonti di finanziamento irripetibile: fondi governativi, unionali, regionali, interventi di bonifica. Il vero tema è coordinarli». Secondo Fortunato, il laboratorio partecipativo nasce proprio per evitare sovrapposizioni e garantire una visione unitaria: «La comunità deve comprendere lo sforzo che stiamo facendo come università e come territorio per risolvere problemi che per anni sono rimasti irrisolti».
Un richiamo alla concretezza arriva anche dal presidente di Confapi Taranto, Fabio Greco, che ha partecipato ai tavoli portando competenze tecniche e contributi progettuali: «Non bastano i tavoli. Serve che commissario alle bonifiche, istituzioni e associazioni procedano con i bandi e permettano gli investimenti. Noi siamo pronti a dare un supporto tecnico reale».
Tra le proposte emerse, molte riguardano la gestione futura delle aree riqualificate. Un esempio è la Green Belt, per la quale si sta già ragionando sui piani di gestione al 2030, con l’obiettivo di garantire manutenzione, sostenibilità e continuità nel tempo.
Il percorso partecipativo sul Mar Piccolo si conferma così un’occasione strategica per mettere a sistema risorse, idee e competenze. Un passaggio fondamentale per trasformare un patrimonio naturale fragile in un motore di sviluppo, identità e rigenerazione per l’intera città.
Servizio a cura di Federica Pompamea