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sabato 18 Aprile 2026
Violenza di genere: istituzioni in rete per prevenire e proteggere

Sono 74 gli uomini presi in carico dal CUAV, il Centro Uomini Autori di Violenza dell’ASL Taranto, attivo dal 2023. Si tratta di soggetti che hanno intrapreso un percorso psicoeducativo e terapeutico insieme a psicologi, psicoterapeuti ed esperti del settore, con l’obiettivo di riconoscere ed eliminare comportamenti violenti agiti sulle donne: aggressioni fisiche, psicologiche, sessuali ed economiche.

A presentare i dati è Sergio Gatto, psicoterapeuta e responsabile del CUAV, durante il convegno “Uomini autori di violenza: responsabilità, prevenzione e percorsi di cambiamento”, promosso dall’ASL Taranto. Gatto sottolinea come il fenomeno sia ancora profondamente sommerso: «Molti uomini maltrattanti non intraprendono il percorso perché non hanno consapevolezza delle loro azioni violente. Per questo è fondamentale segnalare situazioni di pericolo e intervenire su più fronti».

La violenza di genere resta un’emergenza costante anche per le forze dell’ordine. Il questore di Taranto, Michele Davide Sinigaglia, conferma che «il nostro osservatorio registra continuamente situazioni di violenza. Gli interventi per prevenire e reprimere il fenomeno sono cresciuti notevolmente».

Un dato che trova riscontro nelle denunce raccolte dal Comando Provinciale dei Carabinieri, che conta una segnalazione al giorno nel capoluogo ionico. Il comandante Antonio Marinucci invita però a leggere il dato in modo più ampio: «C’è un aumento dei reati, ma anche una maggiore presa di coscienza da parte delle donne, che denunciano condizioni opprimenti e pericolose, tutelando sé stesse e le loro famiglie».

Il contrasto alla violenza non riguarda solo gli autori, ma anche le vittime e i nuclei familiari coinvolti. Il commissario straordinario dell’ASL Taranto, Vito Gregorio Colacicco, spiega come l’intervento sia «sinergico»: una volta individuato l’aggressore, si attiva una rete composta da servizi sanitari e sociali, soprattutto nei casi in cui le famiglie vivono condizioni di disagio economico e ambienti tossici segnati da paura, controllo e manipolazione. «L’obiettivo principale – afferma – è garantire il benessere delle vittime e la ripresa della loro vita sociale».

Il convegno ha ribadito la necessità di un approccio integrato: prevenzione, educazione, supporto psicologico, interventi istituzionali e una rete territoriale capace di proteggere e accompagnare. Un lavoro complesso, ma indispensabile per contrastare un fenomeno che continua a segnare profondamente la comunità ionica.

Servizio a cura di Federica Pompamea