La festa di San Cataldo, patrono di Taranto, quest’anno assume un significato ancora più profondo. Non è soltanto il ricordo di una tradizione millenaria, ma un invito a guardare al presente con occhi nuovi. «Noi lo diciamo con una diminutio, patrono dei forestieri. In realtà San Cataldo è patrono dell’accoglienza, dell’apertura», ricorda don Emanuele Ferro, parroco della Basilica di San Cataldo.
Ed è proprio da questa idea che parte il cammino dei festeggiamenti 2026: una festa che non può esimersi dal raccontare l’attualità, dalla necessità di mitigare la crudeltà dei tempi, dal bisogno di costruire ponti e dialogo in un mondo che spesso si chiude invece di aprirsi.
Il percorso spirituale e civile inizierà ufficialmente il 30 aprile con l’intronizzazione del simulacro argenteo, ma già da ora è chiaro che questa edizione vuole unire radici e modernità. Non solo riti, ma anche impegno sociale. Il 4 maggio la festa entrerà nelle scuole con la testimonianza di Luisa Impastato, portando il tema della legalità tra i giovani.
È un modo per ricordare che la fede non è mai disgiunta dalla responsabilità verso la comunità, e che ogni santo, come sottolinea don Emanuele, ha cambiato il mondo intorno a sé.
L’8 maggio l’attenzione si sposterà sul mare, elemento identitario della città. Dopo la supplica e la preghiera per il Papa, l’arcivescovo affiderà la statua al sindaco Piero Bitetti per la suggestiva processione a mare a bordo della Nave Cheradi.
È uno dei momenti più attesi, un rito che unisce la vocazione marinara della città alla sua storia spirituale, un gesto che imprime nei cuori valori di unità, fraternità e amicizia. Perché, come ricorda don Emanuele, non può esserci un vero incontro se non è anche un momento di festa.
La festa patronale accorcia le distanze, dalle periferie al centro dell’Isola, celebrando la città attraverso il palio, la musica della fanfara e la partecipazione delle istituzioni. La cerimonia d’omaggio, con la consegna della statua e il gesto simbolico del sindaco che depone le chiavi sulla mano di San Cataldo, non è solo un atto formale: è il riconoscimento di una festa che appartiene a tutti, credenti e non credenti, abitanti della Città Vecchia e delle periferie più lontane.
È un’occasione per riscoprire non solo una parte della nostra identità, ma la nostra capacità di essere comunità.
Il culmine sarà domenica 10 maggio nella Basilica Cattedrale, con l’ostensione della millenaria Crocetta Aurea, simbolo tangibile di una storia che non si interrompe. A seguire, la grande processione cittadina accompagnerà la statua fino alla benedizione dal balcone del Carmine, prima del gran finale tra il ritmo dei Terre Rosse e i fuochi d’artificio che illumineranno il Castello Aragonese.
Taranto saluterà così il suo santo patrono irlandese, riscoprendosi ancora una volta città aperta, unita e capace di ritrovare sé stessa nella forza della tradizione e nella bellezza dello stare insieme.
Servizio a cura di Valentina Castellaneta