La Città Vecchia di Taranto torna al centro del dibattito nazionale. Una situazione che richiama alla memoria gli anni ’60, quando il centro storico rischiò di essere stravolto da un progetto di demolizioni e ricostruzioni che avrebbe cancellato secoli di storia. Allora furono figure come il giornalista Antonio Rizzo e l’intellettuale Giulio Carlo Argan a fermare quello che sarebbe stato un disastro culturale. Argan definì la città vecchia “un’opera d’arte irripetibile”, avvertendo del pericolo di perdere il contatto con la Taranto antica.
Oggi, episodi recenti riportano lo stesso allarme: lo studentato di Vico Novelune, giudicato completamente fuori contesto, e la fermata delle Bierettia che oscura la pensilina Liberty di via Garibaldi. Interventi che, secondo molte associazioni, mostrano una preoccupante mancanza di rispetto verso la storia e l’identità dell’isola.
Ma la questione più grave riguarda il degrado del patrimonio edilizio storico, con crolli, abbandono e interventi non coerenti con la tutela del centro storico. Per questo Italia Nostra, a livello nazionale, ha inviato un appello al ministro della Cultura Alessandro Giuli, chiedendo:
l’arresto immediato dei crolli e delle demolizioni;
lo stop alle ricostruzioni fuori contesto;
l’avvio di processi di recupero funzionale e conservativo;
una strategia di tutela che rispetti la natura storica dell’isola.
A firmare l’appello sono il presidente nazionale Edoardo Croci e la presidente regionale Ilaria Pecoraro, che sottolineano come la Città Vecchia rappresenti “il cuore della storia delle civiltà del Mediterraneo”, un patrimonio identitario unico non solo per Taranto, ma per l’intera nazione.
Il destino della Città Vecchia supera così i confini comunali e torna ad essere una questione nazionale, proprio come negli anni ’60. La sfida è chiara: salvare la storia prima che sia troppo tardi.
Servizio a cura di Enzo Ferrari