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giovedì 15 Ottobre 2026
Ilva: l'area a freddo va in affitto

La crisi dell’ex Ilva apre a scenari inediti. Per evitare lo spegnimento totale dell’area a freddo, si sta lavorando a una soluzione definita da molti come una operazione di sopravvivenza: l’affitto dei laminatoi a imprenditori esterni.

La produzione è paralizzata:

  • si attende la sentenza della Cassazione,

  • mancano i fondi per acquistare le materie prime,

  • la filiera è ferma.

Da qui l’idea del conto in lavorazione, una formula già studiata da tempo.

Il meccanismo è semplice:

  • Acciaierie d’Italia affitta i laminatoi

  • gli imprenditori portano le bramme a Taranto

  • l’area a freddo le trasforma in coils

  • i coils tornano alle loro fabbriche per diventare prodotti finiti

Una produzione “per conto terzi” che permetterebbe allo stabilimento di restare vivo, almeno in parte.

Gli indizi portano all’accordata italiana interessata a rilevare l’ex Ilva, guidata da Antonio Gozzi (Federacciai). All’interno del gruppo, due realtà sarebbero particolarmente attive:

  • Marcegaglia – pronta a portare 300.000 tonnellate di bramme

  • Eusider – altre 60.000 tonnellate, con la presidente Maria Anghileri (Confindustria Giovani)

Una filiera che potrebbe ridare ossigeno a Taranto e mantenere in vita una parte della produzione.

La strategia non sostituisce la produzione integrale, ma potrebbe evitare il collasso totale dell’area a freddo. Un tentativo di salvare ciò che resta di una fabbrica che, per decenni, è stata il cuore dell’acciaio europeo.

La città attende risposte. E intanto osserva questa possibile svolta.

Servizio a cura di Enzo Ferrari

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