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giovedì 30 Aprile 2026
Voragine all’ex Ilva: la sicurezza non può essere affidata al caso

Un altro episodio inquietante scuote lo stabilimento dell’ex Ilva. Nella notte tra il 7 e l’8 marzo, all’interno dell’area industriale si è aperta una voragine di grandi dimensioni, a pochi metri dai trenonastri e dal deposito bramme. Un cedimento improvviso che, per pura casualità, non ha coinvolto lavoratori o mezzi in transito.

Un fatto che arriva dopo due incidenti mortali avvenuti nel giro di poche settimane e che riaccende con forza il tema della sicurezza e della manutenzione degli impianti.

A commentare l’accaduto è Vincenzo Laneve, rappresentante della Fim CISL, che parla senza giri di parole: «Quello che denunciamo da anni è sotto gli occhi di tutti: c’è una grave carenza di manutenzione ordinaria e straordinaria. Gli impianti cedono perché non vengono curati. E quando la manutenzione manca, la sicurezza diventa un rischio quotidiano».

Laneve spiega che i rappresentanti della sicurezza hanno già richiesto un incontro urgente con l’azienda per chiarire le cause del cedimento e capire quali misure verranno adottate per evitare nuovi episodi. «Non possiamo affidarci alla fortuna. Questa volta non ci sono state conseguenze, ma poteva andare diversamente. E questo non è accettabile».

La voragine, oltre a rappresentare un pericolo immediato, è anche il simbolo di un impianto che mostra segni evidenti di deterioramento. Un impianto che, secondo i sindacati, necessita di interventi strutturali e non di soluzioni tampone.

La vicenda riporta al centro del dibattito una domanda che Taranto si pone da anni: quale futuro per lo stabilimento e per la sicurezza dei suoi lavoratori?

Per ora, resta la richiesta di chiarezza, di responsabilità e di interventi concreti. Perché la sicurezza non può essere un dettaglio. E non può essere lasciata al caso.