Il prezzo del petrolio è tornato ai livelli precedenti alla crisi internazionale, ma il costo del gasolio alle pompe non segue la stessa traiettoria. Una situazione che Confartigianato Taranto definisce “inspiegabile” e che richiede chiarimenti da parte del governo e degli attori della filiera energetica.
Prima dell’escalation internazionale, tra febbraio e marzo, il Brent oscillava tra i 70 e i 72 dollari al barile, mentre il gasolio self si attestava intorno a 1,68 euro al litro. Con l’aggravarsi della crisi, il greggio ha superato i 100–105 dollari, arrivando a punte di 120. Il gasolio ha risposto immediatamente, superando i 2 euro al litro e raggiungendo picchi di 2,03 a marzo e 2,15 ad aprile.
A maggio il Brent è rimasto sopra i 100 dollari, mentre il gasolio si è stabilizzato intorno ai 2 euro. Da giugno, però, lo scenario cambia: il Brent scende progressivamente fino a tornare nell’area dei 73 dollari, praticamente ai livelli pre‑crisi. Il gasolio, invece, diminuisce molto più lentamente, oscillando tra 1,95 e 1,98 euro, per arrivare solo a fine mese a circa 1,90.
Nei primi giorni di luglio, con il Brent stabilmente tra i 70 e i 72 dollari, termina la riduzione temporanea delle accise introdotta dal governo. Il prezzo del gasolio torna a salire.
Confartigianato sottolinea che ogni centesimo in più sul gasolio incide su:
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trasporto delle merci;
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costo delle materie prime;
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servizi e consegne;
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costo della vita.
Il tema non riguarda una categoria, ma l’intero sistema economico italiano, in particolare gli autotrasportatori che garantiscono la circolazione di prodotti e servizi.