La conferenza stampa di bilancio di Kyma Ambiente si è trasformata in un momento di svolta. Il presidente Alfredo Spalluto ha annunciato le sue dimissioni, spiegando che approderà in Consiglio comunale per rappresentare gli elettori e continuare a difendere l’azienda dall’interno delle istituzioni. Ma dalle sue parole emerge un quadro molto più complesso.
Spalluto ha denunciato apertamente le spaccature politiche all’interno del consiglio di amministrazione: “È troppo diviso. Ora serve un’amministrazione più coesa, altrimenti si rischia di non aiutare l’azienda.” Una dichiarazione che lascia intendere tensioni interne e difficoltà operative.
Klimaambient ha avviato la procedura di regolazione della crisi d’impresa, necessaria per salvare un’azienda pubblica che conta 450 lavoratori. Secondo Spalluto, i primi risultati sono già arrivati:
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riscossione dei crediti;
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contenziosi con INPS;
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cartelle esattoriali gestite e ridimensionate.
“Klima va salvata, deve restare pubblica, ma ha bisogno di supporti giuridici, politici e tecnici.”
Spalluto rivendica il passaggio della raccolta differenziata dal 27% al 34% in meno di un anno. Un risultato che attribuisce alla collaborazione tra cittadini, azienda, polizia municipale e assessorato all’ambiente.
Il presidente uscente ha sottolineato che il nuovo contratto di servizi è indispensabile per dare continuità al piano di risanamento: “È imprescindibile anche per la procedura di crisi d’impresa. So che all’assessorato all’ambiente sono pronti.”
La responsabilità passa al Comune di Taranto e al sindaco, chiamati a:
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ricomporre la governance;
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firmare il contratto;
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garantire stabilità all’azienda;
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evitare che la rivoluzione green si blocchi.
La vicenda segna un punto critico per Kyma Ambiente: tra crisi, risanamento e tensioni politiche, il futuro dell’azienda dipende dalle scelte dei prossimi giorni.
Servizio a cura di Valentina Castellaneta