La crisi dell’ex Ilva apre a scenari inediti. Per evitare lo spegnimento totale dell’area a freddo, si sta lavorando a una soluzione definita da molti come una operazione di sopravvivenza: l’affitto dei laminatoi a imprenditori esterni.
La produzione è paralizzata:
si attende la sentenza della Cassazione,
mancano i fondi per acquistare le materie prime,
la filiera è ferma.
Da qui l’idea del conto in lavorazione, una formula già studiata da tempo.
Il meccanismo è semplice:
Acciaierie d’Italia affitta i laminatoi
gli imprenditori portano le bramme a Taranto
l’area a freddo le trasforma in coils
i coils tornano alle loro fabbriche per diventare prodotti finiti
Una produzione “per conto terzi” che permetterebbe allo stabilimento di restare vivo, almeno in parte.
Gli indizi portano all’accordata italiana interessata a rilevare l’ex Ilva, guidata da Antonio Gozzi (Federacciai). All’interno del gruppo, due realtà sarebbero particolarmente attive:
Marcegaglia – pronta a portare 300.000 tonnellate di bramme
Eusider – altre 60.000 tonnellate, con la presidente Maria Anghileri (Confindustria Giovani)
Una filiera che potrebbe ridare ossigeno a Taranto e mantenere in vita una parte della produzione.
La strategia non sostituisce la produzione integrale, ma potrebbe evitare il collasso totale dell’area a freddo. Un tentativo di salvare ciò che resta di una fabbrica che, per decenni, è stata il cuore dell’acciaio europeo.
La città attende risposte. E intanto osserva questa possibile svolta.
Servizio a cura di Enzo Ferrari